• elisabettapesenti

Cronache di un mondo in pandemia_1

Scelta e preparazione del rifugio Covid-19

Le uniche volte nella mia vita in cui avevo ragionato in settimane avevo un nanetto nella pancia. C'era un misto di eccitazione e di paura, un po' di fatalismo e un'estrema attenzione a ciò che stava accadendo dentro di me.

Oggi siamo alla - nostra - sesta settimana di Coronavirus, l'embrione di una nuova vita ha già preso forma, io mi sento cambiata, e cambiato è il mondo intorno a me. Da ben prima che i decreti chiudessero i cittadini in casa abbiamo deciso di venire in Liguria, del tutto disorganizzati ed impreparati a un soggiorno così lungo, e tuttavia pronti all'idea di non avere una data certa di ritorno. L'appartamento delle vacanze, grazie all'estrema generosità dei suoceri, è diventato il nostro rifugio Covid-19.

La prima settimana il Micio ha trasformato la camera dei suoi genitori nel suo studio, da allora ci passa almeno dieci ore al giorno, riemergendo di tanto in tanto e non sempre in orari consueti, in genere con degli auricolari sulla testa e dei colleghi milanesi o parigini sempre in sottofondo. Io ho preso possesso della cucina, ho spostato cose che non avrei mai usato e ne ho rispolverate altre che non avevano mai attratto la mia curiosità. La seconda settimana abbiamo comprato un mixer per i frullati e la macchina del pane. Si, lo so, cliché, ma l'autonomia dei bambini a merenda (con la super ricetta banane, fragole e datteri) è impagabile, così come il profumo del pane che riempie d'improvviso le stanze della quarantena. La terza settimana è stata quella del trasloco interno: abbiamo girato la sala, spostato il tavolo, il divano, la specchiera antica, insomma abbiamo reso il salotto più consono alle necessità quotidiane della vita di due smart(?)workers e di tre bambini tra i 2 i gli 8 anni. Ci siamo fatti installare un wifi e nel fine settimana abbiamo ripulito il solaio/lavanderia sul tetto: ora possiamo usufruire anche di una casetta mai considerata prima, ma che ora è parte integrante dell'universo di tre nanetti che non toccano un marciapiede da quasi trenta giorni.

Tutto sommato non è male questa vita, se me l'avessero paventata un anno fa non l'avrei mai considerata possibile, certamente mai con questa dose di serenità e leggerezza. Non che io non venga colta da ansie per il presente e il futuro o che non partano urla sovrumane quando i bambini si lanciano in esperienze sconsiderate proprio durante la call più importante della settimana...non che le giornate non siano estenuanti ma...

Alcuni lati dei nostri caratteri invece di acuirsi in quarantena si sono smussati, o forse han trovato vie di sfogo differenti. Il Micio lavora sempre molto più di me, e io mi faccio carico di lavatrici e pulizie quotidiane - se pur poche ed essenziali -, cucino quasi sempre e sto molto di più coi bambini, esattamente come nella nostra vita 'di prima'. In qualche modo, però, non avendo altra vita al di fuori di noi è come se le banali problematiche quotidiane fossero improvvisamente davvero comuni: i bambini che litigano disturbano entrambi, anche se sono io che lavoro dalla sala, e se uno di noi esce a far la spesa deve coordinarsi con l'altro. La condivisione degli spazi e dei tempi della famiglia è totale e per questo molto più arricchente. Credo di non aver mai aspettato con tanta impazienza il fine settimana. I bimbi si sono dovuti abituare alle musichette skype e al fatto che questa non è una vacanza ma che mamma e papà devono sbrigarsi a fare colazione e per tutto il giorno, anche se faticosamente, devono lavorare. Per la prima volta i bimbi contano i giorni della settimana e mi chiedono quanto manca a sabato, perché così potremo stare insieme 'davvero', abbracciarci e ridere, senza il rischio che 'suoni il computer'. Li vedo tutto il giorno e mi mancano più di prima, sono così grata di poter lavorare e di poterlo fare da un posto incantevole da cui vedo il mare, e allo stesso tempo sono così orgogliosa della loro capacità di adattamento, della pazienza, del rispetto, della creatività che dimostrano, e di tutti gli sforzi che fanno per occuparsi e occupare la sorellina Bussi. Questa quarantena ce la ricorderemo come una prova di solidità e di serenità, e io, ad oggi, sento che possiamo superarla indenni. Anzi, sono certa che ne usciremo diversi, cresciuti, speriamo migliori.

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